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Mulini ad acqua del Friuli

Un omaggio al Friuli, terra capace di evocare il legame con i padri, il fascino del passato, la bellezza della natura e tutto ciò che di essa fa parte da sempre. Chi vive o ha vissuto nella nostra regione può comprendere bene di cosa stiamo parlando, di quel sottile filo che unisce l’uomo a un luogo intriso di sentimenti, affetto familiare, amore per la tradizione, rispetto per quegli avi che hanno lasciato il segno attraverso la fatica, l’impegno, il sudore della loro fronte. Quegli avi che anche il famoso regista argentino Fernando Birri ha voluto ricordare e mantenere vivi nella sua memoria. Per questo è tornato a Santa Maria La Longa, il paese friulano che verso il 1880 obbligò a emigrare il nonno Giovanni Battista Birri, un contadino, mugnaio, anarchico e ateo messo ai ferri corti dai carabinieri locali. Con i polsi liberi Birri raggiunge la città argentina di Santa Fè dove iniziò a fare il muratore ma il suo destino venne stroncato da un tragico incidente: mentre si trovava al lavoro su un campanile, cadde e morì. Quello del regista argentino è stato quindi un viaggio alla ricerca delle sue origini, un viaggio emozionale alla scoperta di una parte della sua famiglia, un viaggio diventato poi un film documentario: “Elegia friulana”. Si tratta una pellicola che rappresenta un Friuli carico d’intensi richiami al passato, un Friuli ricco di luoghi dove l’acqua è l’elemento naturale predominante, la forza che una volta era il motore indispensabile per il funzionamento dei mulini.

Fernando Birri è nato il 13 marzo 1925 a Santa Fè de la Veracruz, in Argentina. In giovanissima età si occupa di poesia (pubblicando il libro Orizzonte della mano), di teatro (fondando e dirigendo il "Retablillo de Maese Pedro", un gruppo teatrale ambulante di burattini e successivamente il "Teatro Universitario del Litoral") e anche di cinema (costituendo il "Cineclub Santa Fe"). Nel 1950 si trasferisce a Roma dove si diploma (1952) al Centro Sperimentale di Cinematografia; in seguito, in Sicilia, dirige il suo primo documentario “Selinunte”. Tornato a Santa Fè fonda I'Instituto de Cinematografia de la Universidad del Litoral e gira la prima inchiesta di argomento sociale filmata in America Latina: “Tire dié” (1956/58). Lancia il suo manifesto "Per un cinema nazionale, realista, critico e popolare" individuato più tardi come il primo atto del "nuovo cinema latinoamericano". Il suo primo film a soggetto è “Los inundados” del 1961, che ha vinto il premio Opera prima alla XXIII Mostra del Cinema della Biennale di Venezia. NeI 1963, costretto a lasciare l'Argentina, raccoglie la sua esperienza nel libro “La scuola documentarista di Santa Fè”. Dopo numerose altre esperienze cinematografiche nel corso degli anni, il suo primo ciclo di opere comincia ad essere considerato di importante interesse cinematografico e viene 'riscoperto" nelle numerose retrospettive che festival ed incontri internazionali gli hanno dedicato. Nel 1982 fonda nell'Universidad de Los Andes a Mérida (Venezuela) il Laboratorio “Ambulante de Poéticas Cinematograficas Catedra Glauber Rocha”, per poi spostarlo a Roma, Bilbao, Città del Messico, Managua, Bogotà, Medellin, Luanda, Maputo, Stoccolma, Goteborg e Buenos Aires. Il suo poema sotto forma di scheda filmografica è considerato uno dei punti più alti della sua attività di teorico, saggista e docente cinematografico; è stato anche giurato in numerosi festival internazionali oltre che autore di vari libri inediti di poesia e di una continua sperimentazione pittorica. Invitato nel 1985 dall'lnstituto Nacional de Cinematografia argentino, per reintegrarsi ufficialmente dopo 22 anni nella vita culturale del suo paese, la sua prima attività è stata quella di tornare alle sue origini di cineasta formatore di cineasti, dando vita al seminario “Memoria e Futuro”. Nel 1988 ha realizzato un film tratto da un racconto di Gabriel Garcia Màrquez (“Un signore molto vecchio con delle ali enormi”) col quale ne ha scritto anche la sceneggiatura. Gli anni dal 1986 al 1990 sono stati dedicati alla fondazione e alla direzione della "Escuela lnternacional de Cine y TV de Tres Mundos (Amèrica Latina y el Caribe, Africa y Asia)" a Cuba. Il suo nuovo film “EI siglo del viento” ispirato a Memoria del Fuego di Eduardo Galeano e lungamente preparato e meditato per molti anni, segue al documentario “Che, La muerte de la utopia?” e segna, unitamente alla pubblicazione del volume “El Alquimista democratico”, la nuova primavera creativa del grande artista argentino, presidente del Festival del Cinema Latino Americano di Trieste.


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